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Percorsi individuali con genitori e bambini

“Aiutare i genitori ad aiutare i loro figli”

Consulenze individuali tutti i giorni previo appuntamento.
Si riceve il singolo genitore o la coppia in studio.
Ora anche su Skype e Zoom!
I bambini nel loro ambiente” incontri a domicilio
Per appuntamenti 3288655115

I bambini, a seconda dell’età, non sempre sanno verbalizzare un loro disagio interiore. Di conseguenza, pur mandando dei segnali, non riescono ad esprimere una richiesta di aiuto chiara.
Il compito degli adulti di riferimento è proprio quello di tradurre certi segnali, certi messaggi non-verbali che hanno a che fare con il loro stato interiore, o con un loro disagio.
Alcuni di questi segnali possono essere: disturbi del sonno, scoppi d’ira frequenti, difficoltà nella concentrazione, timidezza estrema, mal di pancia, conflitti ripetuti con i fratelli, mutismo selettivo, agitazione.
Attraverso un’indagine conoscitiva con i genitori delle abitudini e dei comportamenti, è possibile fare tanto per aiutare i bambini a crescere serenamente, portando armonia a tutta la famiglia.
A volte sono sufficienti pochi incontri per trovare le radici del disagio in essere. Spesso il solo fatto di “vedere” quello che sta accadendo nelle dinamiche inconsce è sufficiente a innescare un cambiamento.
A volte occorre strutturare un percorso più organico che sia in grado di riordinare le dinamiche familiari e partire dalle risorse adeguate di quel bambino e di quella famiglia specifici per essere accompagnati verso un cambiamento, una trasformazione, un nuovo modo di stare, di vivere la vita.
Risvegli notturni e pianti di memoria.
Forse non tutti sanno che i bambini possono esprimere la fatica che hanno vissuto durante la loro nascita attraverso pianti inconsolabili, urla e difficoltà a dormire.
E’ molto frequente che capiti questo perché l’esperienza della nascita è molto impegnativa e ricca di forti emozioni e accende tutto l’organismo e il sistema nervoso nel mettere in campo strategie di sopravvivenza.
Tutto questo rimane nell’organismo e, una volta passata la paura, l’energia accumulata ha bisogno di essere scaricata e l’esperienza metabolizzata.
Ecco che poi di notte, quando tutto è più silenzioso, quando la voce della mamma non si sente e la stanchezza prende il sopravvento, ecco che il corpo del bambino “ricorda” la paura vissuta e il piccolo si sveglia di soprassalto in preda a un pianto inconsolabile. 
E’ il pianto di memoria che ben si differenzia da un pianto di bisogno, il quale si placa quando il bisogno viene soddisfatto.
“Il pianto che esprime una memoria avviene quando il bambino ha sensazioni e immagini che sono relative alle sue esperienze precedenti, come i momenti durante la nascita in cui si è sentito sopraffatto. Questo pianto si associa a movimenti corporei ripetitivi: spingere freneticamente con le gambe, grattare e sfregare continuamente una parte della testa, o il tirare ripetutamente un orecchio.”
E’ possibile aiutare questi bambini attraverso degli incontri volti a osservare il linguaggio non verbale del bambino e con giochi corporei e racconti aiutarli a superare le esperienze difficili vissute. Questo lavoro lo si fa in presenza della madre (e se lo si desidera anche del padre) proprio perché l’esperienza della nascita è stata vissuta insieme e li si aiuta a ristabilire quella sintonizzazione e quell’armonia che a volte una esperienza traumatica ha reso un po’ più difficile.
Questo lavoro porta il bambino a rasserenarsi, i genitori acquistano fiducia in se stessi e tutto il sistema famigliare reagisce instaurando una dinamica virtuosa che migliora le relazioni tra tutti i membri. 

Leggi l’articolo Il linguaggio segreto dei bambini

 
Un altro aspetto importante di quando arrivano dei figli, o quando ad esempio lavoriamo con i bambini, è che stare accanto a loro, con i loro comportamenti e le loro emozioni, spesso fa risvegliare quel bambino interiore che abita dentro ognuno di noi e che magari in qualche modo avevamo assopito. Allora andremo incontro ai nostri figli con un bambino ferito dentro e non saremo liberi di accogliere quel figlio o quel bambino in tutte le sue espressioni con serenità. Magari vorremmo che smettesse subito di piangere, perché quel pianto per noi è troppo. Oppure quando quel figlio esprimerà la sua rabbia perché vorrà affermare la sua volontà, saremo in grado di rimanere presenti senza giudicare sbagliata la sua emozione? O senza spaventarci a nostra volta delle sue paure?
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